Il blog di Paola Fabbri
Affrontare il Collasso Sistemico: Dalla Negazione alla Consapevolezza

Una guida per attraversare la crisi con radicamento, presenza emotiva e spiritualità incarnata
La Policrisi è Reale — E il Senso di Sopraffazione è Umano
Come ho scritto nel mio articolo precedente, ci troviamo al centro di una convergenza di crisi interconnesse: ecologica, economica, politica, sociale e spirituale.
La portata di ciò che stiamo affrontando è immensa. Sentirsi sopraffatti non è una mancanza di capacità— è una risposta naturale, profondamente umana.
Eppure, molti dei meccanismi di difesa a cui ricorriamo non ci aiutano a muoverci attraverso la crisi — né tantomeno ad andare verso qualcosa di meglio.
Negazione, Anestesia Emotiva e “Spiritual Bypassing” Sono Umani — Ma Non Utili
Tra le strategie di coping più comuni che osservo ci sono:
- Negazione
- Anestesia emotiva
- Spiritual Bypassing
Sono risposte normali in un mondo che ci appare “troppo”.
Umane. Naturali. Comprensibili.
Ma non ci fanno andare avanti.
Non ci aiutano a trasformare davvero ciò che stiamo vivendo.
E di certo non ci aiutano a costruire qualcosa di diverso.
Vediamo da vicino come funzionano questi meccanismi — e come si inseriscono nel più ampio contesto del collasso sistemico.
La Negazione: La Prima Linea di Difesa
La negazione può manifestarsi in molte forme — dal rifiuto esplicito della scienza climatica, al distacco intellettuale, fino a modi più sottili di voltarsi dall’altra parte o restare inerti.
Alla radice, la negazione è un meccanismo di difesa: un modo per proteggerci dalle implicazioni devastanti di ciò che sta accadendo.
La vediamo ovunque — a livello politico, aziendale, personale.
E bisogna anche dire che la negazione è spesso una risposta ad un trauma, sia individuale che collettivo.
La verità è troppo grande. Troppo dolorosa. Troppo intrecciata con il nostro senso di sicurezza e identità.
E così, ci disconnettiamo.
Ma se vogliamo superare il collasso con integrità e coraggio, dobbiamo essere in grado di vederlo. Sentirlo. Incontrarlo. Non evitarlo.
Evitare il Disagio in Nome della Pace
Un altro schema che emerge spesso — soprattutto negli ambiti spirituali e del benessere — è il “bypass spirituale”.
Lo psicologo John Welwood lo definì così:
“L’uso di credenze o pratiche spirituali per evitare di affrontare questioni emotive irrisolte, ferite psicologiche o verità scomode.”
In altre parole, è un modo per usare la spiritualità per evitare il dolore.
Per disconnetterci dal disagio.
Per aggirare i traumi — personali e collettivi.
Per apparire in pace, mentre il mondo brucia.
La vera trasformazione richiede spesso un certo livello di disagio.
Bipassare il disagio ci mantiene disconnessi, al sicuro in una bolla — spesso costruita sul privilegio di non dover sentire tutto il peso del collasso.
Serve una Spiritualità Incarnata, Coraggiosa e Reale
Chiariamo una cosa:
Credo profondamente che oggi più che mai abbiamo bisogno della spiritualità.
Ma non di una spiritualità che fugge.
Abbiamo bisogno di una spiritualità incarnata, relazionale, radicata.
Una spiritualità che vive nel corpo e nella Terra.
Che sia capace di includere il lutto e la gioia, la rabbia e la meraviglia, la disperazione e l’amore — senza arretrare.
Una spiritualità che ci invita a connetterci con lo spirito e ad agire per la giustizia.
Che fa spazio al paradosso, non alle frasi fatte.
È questo il tipo di spiritualità che ci permette di incontrare pienamente questo momento — con onestà, apertura e cuore vivo.
La Consapevolezza Emotiva Come Strumento di Resilienza e Guarigione
Perché tutto questo è importante?
Perché le emozioni non se ne vanno. Aspettano.
E dove aspettano?
Nel corpo.
Le emozioni non sono un problema. Sono messaggere.
Ci mostrano cosa conta davvero.
E quando le ignoriamo, non spariscono: si radicano.
Ma quando le incontriamo — le sentiamo davvero — allora possono muoversi. Possono trasformarsi.
Come coach ecosomatica, l’ho visto accadere più e più volte:
Quando entriamo in contatto con il corpo, creiamo spazio per la verità.
Per la chiarezza. Per la guarigione.
Il corpo è incredibilmente saggio.
Non mente.
Sa quando qualcosa non va.
Sa come indicarci la via verso la verità.
Le Emozioni Non Sono Ostacoli — Sono la Prova che Sei Vivo
Smettiamo di trattare dolore, paura, rabbia o tristezza come ostacoli da superare.
Non sono nemici.
Sono il segno che sei vivo. Che ti importa. Che il tuo cuore è ancora aperto.
E se, invece di sfuggire al disagio, provassi a restarci dentro, anche solo per un attimo?
E se lasciassi che attraversi il tuo corpo — e osservassi come si trasforma?
Micro-Pratiche per Restare Presenti (Anche nel Collasso)
Ecco qualcosa che puoi provare — ora, o la prossima volta che ti senti triste, arrabbiato, sopraffatto o intorpidito:
- FERMATI
- Fai qualche respiro profondo
- Porta l’attenzione al corpo
- Nota dove si trova l’emozione — nel petto? nella gola? nello stomaco?
- Appoggia una mano lì
- Ascolta — anche solo per qualche secondo
Potresti sorprenderti di quanto in fretta il corpo si ammorbidisca quando si sente ascoltato.
E di come le emozioni inizino a trasformarsi in consapevolezza radicata.
A volte persino in chiarezza o in un prossimo passo da compiere.
Ed è proprio questo di cui abbiamo bisogno ora: ascolto, consapevolezza radicata, azione.
Cosa Ci Aspetta: Come Andare Oltre il Sovraccarico e Immaginare un Nuovo Futuro
Nel prossimo e ultimo articolo di questa serie, parlerò di come affrontare la crisi attuale senza sentirsi paralizzati — e di come possiamo iniziare a creare a partire da un senso di connessione, di presenza e consapevolezza.
Perché, se prestiamo attenzione, iniziamo a sentire che qualcosa di nuovo vuole emergere, e noi possiamo partecipare attivamente alla sua co-creazione.













